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Aeratore

  Chiamato anche “snorkel” o ”boccaglio” è un tubo di gomma o plastica che permette di respirare aria tenendo la testa immersa in acqua.  Il tubo, rigido o flessibile, ha un diametro di 2 cm e una lunghezza di circa 38 cm e presenta ad una estremità un boccaglio di gomma o silicone e un sistema di fissaggio al cinghiolo della maschera; questo permette di mantenerlo in posizione corretta quando lo si utilizza e di non perderlo quando si respira dall’erogatore o quando ci si toglie la maschera.

  Alcuni modelli hanno una valvola di spurgo unidirezionale, che facilita lo svuotamento dell’acqua, altri hanno anche un dispositivo, all'estremità superiore del tubo, che limita l’ingresso di spruzzi d'acqua.

  Nell’attività subacquea, và posizionato sul lato sinistro della maschera, in quanto da destra arriverà l’erogatore.
               


Affanno

Problematica che si presenta quando, in immersione, sforzi prolungati portano ad una respirazione accelerata; se non si riesce a mantenere il controllo del ritmo respiratorio, per

permettere all’organismo di eliminare l’anidride carbonica in eccesso e ridurre lo stimolo respiratorio, si viene a creare un ”circolo vizioso” che porterà a respirare velocemente e superficialmente, provando una sensazione di “fame d’aria”.

Al manifestarsi dei primi sintomi di affanno, è bene quindi rallentare o fermare la propria azione per riprendere una respirazione lenta e profonda; se la situazione si risolve, si potrà riprendere l’attività in modo regolare.

Se, invece, la situazione non si dovesse risolvere, devi interrompere l’immersione e riemergere, perchè potrebbe sopraggiungere il panico.


Appannamento maschera

L’appannamento della maschera è la condensa e l’accumulo di un gran numero di piccolissime gocce d’acqua sulla superficie interna del vetro della maschera, fino a formare un velo che rifrange la luce rendendo impossibile vedere oltre il vetro.

A causa dei siliconi utilizzati durante la costruzione della maschera ed ancora presenti sul vetro, le micro gocce di acqua non si uniscono a formare un gocce più grosse e trasparenti ma rimangono stabilmente in questa forma finché il subacqueo non allaga la maschera lavando via il velo di micro gocce.

E’ però una soluzione temporanea, perché in breve tempo la condensa e la formazione del velo ricominciano!

Si deve quindi rimuovere il residuo di siliconi da una maschera nuova prima di iniziare ad utilizzarla, e fare il trattamento antiappannante, ogni volta che ci si immerge, a maschera ancora asciutta.


La rimozione dei residui siliconici può essere fatta applicando alcune volte uno strato di dentifricio sulla superficie del vetro, lasciandolo agire qualche minuto e poi lavandolo via con acqua.

Un intervento più energico consiste nel passare la fiamma di un accendino sulla superficie da pulire, bruciando così il velo di silicone residuo. Attenzione a non danneggiare parti della maschera…


Prima di ogni immersione invece è necessario applicare sul lato interno del vetro ancora asciutto una piccola quantità di tensioattivo che faciliterà, durante l’immersione, la riunione delle micro gocce di acqua in gocce molto più grosse, eliminando di fatto il velo che ci ostruisce la vista.

Esistono in commercio spray opportuni ma il miglior tensioattivo, gratis e sempre a disposizione, è la propria saliva. Basta applicarne un po' sul lato interno del vetro, spargerla con un dito e sciacquare il tutto in acqua.

Ovviamente il dito non deve essere unto, magari di crema solare, altrimenti peggioriamo le cose.

E se il vetro è già bagnato, l’applicazione del tensioattivo non avrà effetto.




A.R.A.

Acronimo di Auto-Respiratore ad Aria, chiamato anche gruppo ARA è un’apparecchiatura utilizzata nelle immersioni subacquee,  ed è costituito da tre elementi :

- Bombola

- G.A.V.

- Erogatore completo ( 1° stadio, 2° stadio, 2° stadio alternativo, frusta per manometro, frusta per gav, eventuale frusta per muta stagna).

Indica anche un tipo di immersione effettuata con questa apparecchiatura.






ARCHIMEDE, PRINCIPIO DI

“Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l’alto equivalente al peso del fluido spostato”


Ciò spiega perché le navi, le barche, i motoscafi ed i gommoni rimangono a galla sulla superficie dell’acqua anziché affondare, e perché i sommergibili e i subacquei possono immergersi e risalire a piacimento.

E, ancora, perché le mongolfiere ed i dirigibili si alzano in aria.


Immaginiamo di mettere lentamente in acqua un cubo di ferro pieno del volume di un litro (lati lunghi 10 cm).

Un litro di ferro pesa circa 7,8 kg (densità 7,8 kg/l) e quando il cubo è tutto sott’acqua il suo volume ha occupato, spostandola altrove, lo stesso volume di acqua.

Il volume di acqua spostata (sempre un litro) ha un peso di un chilogrammo se si tratta di acqua dolce (un litro di acqua dolce pesa un chilogrammo – densità 1,0 kg/l) oppure di 1,033 chilogrammi se si tratta di acqua di mare (densità 1,033 kg/l).

Il cubo di ferro immerso “sente” quindi una spinta verso l’alto pari a 1 o 1,033 chilogrammi, in entrambi i casi insufficienti ad evitare l’affondamento.


Se il cubo avesse le stesse dimensioni, quindi lo stesso volume, ma fosse cavo ed il ferro avesse uno spessore di pochi millimetri in modo da pesare per esempio solo mezzo chilogrammo (densità apparente 0,50 kg/l), le cose andrebbero ben diversamente!

Immergendo il cubo cavo in acqua, il volume della parte immersa aumenterebbe spostando sempre più acqua finché il peso dell’acqua spostata dalla parte immersa equivarrebbe al peso di tutta il cubo fino a fermare l’affondamento: metà cubo rimarrebbe visibile sopra la superficie.


In acqua salata il fenomeno sarebbe ancora più evidente: data la maggiore densità, l’acqua spostata raggiungerebbe il peso di mezzo chilogrammo un po' prima, lasciando emergere una porzione maggiore del cubo.


Le imbarcazioni restano a galla pur essendo di ferro proprio perché sono cave.

E i sommergibili si immergono e risalgono perché, oltre ad essere cavi, possono fare entrare o uscire a piacimento acqua che modifica il loro peso mantenendo costante il volume complessivo.


Il subacqueo può fare altrettanto grazie alla zavorra che gli permette di scendere in profondità, al GAV che lo aiuta controbilanciando la variazione di peso dovuta al consumo dell’aria nelle bombole, e al controllo del volume toracico.

Il perfetto equilibrio tra peso proprio e peso dell’acqua spostata, cioè fra le spinte positive che tendono a fare galleggiare e negative che tendono a fare affondare, si chiama assetto.


Una curiosità… siamo sicuri di riuscire a rimanere a galla, senza l’ausilio di un salvagente, in una vasca piena di olio di oliva?

Sarebbe molto difficile, in quanto il corpo umano ha una densità media attorno a 0,96 kg/l – perfetta per galleggiare in acqua – ma l’olio ha densità 0,92 kg/l insufficiente a sostenere il corpo umano in galleggiamento!


Non abbiamo ancora visto, però, da dove arriva la spinta verso l’alto… perciò mettetevi comodi e osserviamo il cubo pieno: una volta in acqua, sulle facce verticali agisce una pressione perpendicolare alle facce stesse proporzionale alla densità d del fluido e alla profondità.



Sulle quattro facce verticali agisce quindi una forza uguale al prodotto della pressione (media) per l’area delle singole facce.

Le forze sulle coppie di facce opposte si annullano a vicenda, quindi le forze orizzontali scompaiono.

Verticalmente, invece, sulla faccia superiore agisce una forza uguale al prodotto della pressione p1 per l’area della faccia, e sulla faccia inferiore sulla stessa area agisce una pressione p2 superiore alla precedente (perché la faccia inferiore si trova ad una profondità maggiore).


p1 = d x H1 p2 = d x H2


Le due forze verticali quindi non si annullano a vicenda,


F1 = p1 x L x L       F2 = p2 x L x L


e la risultante è pari a:


F = F2 – F1 = (d x H1 x L x L) – (d x H2 x L x L) = d x L x L x (H2 - H1)


e poiché

H2 – H1 = L


troviamo finalmente:


F = d x L x L x L


Il prodotto L x L x L non è altro che il volume del corpo immerso, e il prodotto F = d x L x L x L non è altro che il peso dello stesso volume di fluido!


Nel caso del cubo cavo, l’affondamento termina quando la profondità raggiunta dalla faccia inferiore sposta il volume di acqua L x L x H il cui peso eguaglia quello del ferro.


Abbiamo analizzato una forma molto semplice, ma il ragionamento (con calcoli un po' più complicati) vale per ogni forma, dal sasso al sottomarino.

Provare per credere!


Aria, composizione

E’ un miscuglio gassoso  che costituisce l’atmosfera terrestre ed è essenziale per la vita di piante, animali e in particolare per la vita umana.

Per respirare, utilizziamo la ventilazione, un meccanismo che, creando un'alternanza di pressione positiva e negativa nei polmoni, consente di introdurre ed espellere l’aria dal sistema respiratorio.


L’aria che respiriamo è composta da vari gas, ma azoto e ossigeno insieme costituiscono circa il 99% del miscuglio.


Una volta arrivata nei polmoni, con l’inspirazione, negli alveoli polmonari avviene lo scambio gassoso tra ossigeno e anidride carbonica, per differenza di pressione; l’ossigeno entra nei capillari e da questi esce l’anidride carbonica, che entra negli alveoli polmonari e da qui viene espulsa, tramite l’espirazione.


L’ossigeno viene, invece, trasportato attraverso il sangue, nei tessuti e in tutte le cellule dell’organismo; qui viene parzialmente consumato per l’attività cellulare e viene poi rimesso in circolo per tornare negli alveoli polmonari ed essere eliminato con gli altri gas.


L’azoto introdotto non viene utilizzato dall’organismo e viene pertanto eliminato com’era entrato.


L’ immagine sotto mostra la differenza di composizione tra aria inspirata ed espirata.




A.R.O.

Acronimo di Auto-Respiratore ad Ossigeno, è un  apparecchio a “circuito chiuso” progettato nel 1876 e  utilizzato inizialmente per il soccorso nelle miniere invase da gas asfissianti.

L’utilizzo nella subacquea risale alla seconda guerra mondiale, quando venne modificato ed utilizzato dai primi incursori militari, i famosi ”Uomini Gamma” della 10ma Flottiglia MAS.


Le sue caratteristiche, assenza di bolle durante l’espirazione, grazie alla purificazione e riutilizzo del gas di scarico, ridotto ingombro e grande autonomia lo rendevano eccezionale per uso bellico.


L’apparecchio è costituito da un sacco in materiale elastico, all’interno del quale si trova un filtro caricato con calce sodata e da una o più bombole di ossigeno raccordate al sacco per mezzo di una valvola by-pass.


L’ossigeno inspirato dal polmone per mezzo di un boccaglio collegato ad un tubo corrugato ad un rubinetto a due vie, viene espirato all’interno del sacco dove il filtro a calce sodata lo “purifica” dall’anidride carbonica grazie ad una reazione chimica .


Il volume del sacco diminuisce progressivamente, per via del consumo di ossigeno dovuto al metabolismo (circa 1 litro al minuto) e si ripristina prelevando lo stesso dalla bombola manualmente tramite un dispositivo by-pass o automaticamente per mezzo di un erogatore a domanda.

Assolutamente fondamentale, prima dell’uso, eliminare residui d’aria sia dal sacco polmone, sia dai polmoni del subacqueo stesso, mediante una manovra detta “lavaggio”.


La pericolosità del sistema, che richiedeva un addestramento specifico, ha portato in disuso l’Auto Respiratore ad Ossigeno; inoltre, l’avvento dei moderni “Rebreather ” ha eliminato molti limiti legati all’utilizzo dei vecchi ARO.


ATA

E’ il simbolo che indica la pressione assoluta, la pressione misurata assumendo come riferimento il vuoto.

E’ data dalla somma della pressione atmosferica con la pressione relativa.


Nella subacquea, è data somma della pressione a livello del mare con la pressione idrostatica (una colonna d’acqua alta 10 mt  = 1 atm)


ATM

E’ il simbolo che indica l'atmosfera ed è un'unità di misura della pressione molto usata in passato nella tecnica, e ancora oggi, nel linguaggio corrente.

Era definita come la pressione esercitata da una colonna d'aria alta quanto l'atmosfera terrestre al livello del mare, a 0 °C di temperatura e a 45º di latitudine.


La pressione atmosferica varia con l’altitudine; infatti l’altezza della colonna d’aria, sul mare, è maggiore della colonna d’aria che si trova sopra la montagna.


Tuttavia nel determinare la pressione atmosferica, oltre alla temperatura, gioca un ruolo anche il grado di umidità relativa dell'aria stessa; perciò nel sistema internazionale alla pressione atmosferica è stata sostituita una diversa unità di misura: il pascal (simbolo Pa).


ATR

E’ il simbolo che indica la pressione relativa, la pressione misurata assumendo come riferimento un’altra pressione, che tipicamente è quella atmosferica.
Nella subacquea indica la pressione idrostatica (una colonna d’acqua alta 10 mt = 1 atm).


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