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IMMERSIONE MULTILIVELLO

L’immersione multilivello è il più frequente tipo di immersione ricreativa: discesa verso la massima profondità prevista, eventuale permanenza a quella profondità per il tempo concesso, graduale risalita lungo una parete per visitare anfratti, tane, gorgonie, ritorno verso la cima di risalita ad una profondità moderata per facilitare il rilascio di azoto, sosta di sicurezza ed emersione.

La continua variazione di profondità (che tendenzialmente deve essere sempre verso la risalita, si devono evitare importanti variazioni verso l’alto e verso il basso, note come profilo “a yo-yo”) rende difficile o addirittura impossibile applicare il calcolo con le tabelle: in questo ci viene in aiuto il computer subacqueo, che avendo in memoria il modello del fenomeno di assorbimento e desorbimento dell’azoto aggiorna continuamente la stima del gas disciolto nei nostri tessuti.

Un tempo, quando il computer non era disponibile e il subacqueo si affidava a tabelle, profondimetro e cronometro, l’immersione multi-livello era estremamente penalizzata: secondo le tabelle si doveva considerare la profondità massima per tutta la durata dell’immersione, obbligando a riemergere con molto anticipo rispetto a quanto concesso oggi.



IMMERSIONE QUADRA

L’immersione quadra ha un profilo molto semplice: discesa fino alla profondità prevista, permanenza a quella profondità per il tempo concesso, risalita, pausa di sicurezza, emersione.

Questo è lo schema tipico di una immersione su un relitto, dove ciò che ci interessa poggia su un fondale piano senza importanti variazioni di profondità, oppure di un lavoro subacqueo (saldatura di tubi sommersi, lavori sul fondale).

E’ anche il tipo di immersione facilmente programmabile con le tabelle, perché la permanenza in acqua (e quindi l’assorbimento di azoto nei tessuti) avviene sempre e solo a quella data profondità.

Bastano il profondimetro ed il cronometro, una volta pianificata l’immersione, per rimanere entro la curva di sicurezza.



IMMERSIONE RICREATIVA

Un’immersione viene definita ricreativa quando il suo profilo (profondità e tempo) rimane all’interno della curva di saturazione.

E’ sempre possibile riemergere senza fare alcuna sosta decompressiva, salvo la sosta di sicurezza (3 minuti a 5 metri) obbligatoria.

E naturalmente si deve sempre rispettare il concetto di “sistema di coppia”, che consiste in un controllo continuo e reciproco fra due compagni di immersione.

IMMERSIONE RIPETITIVA

Un’immersione viene definita ripetitiva quando viene effettuata almeno dieci minuti dopo la riemersione dalla precedente immersione ed entro le dodici ore (intervallo di superficie compreso fra dieci minuti e dodici ore).

In un’immersione ripetitiva si deve tenere conto del livello di azoto ancora disciolto nei tessuti, spesso con valori residui ancora importanti, quindi il tempo a disposizione è spesso molto ridotto.

E’ consigliabile effettuare l’immersione ripetitiva ad una profondità minore rispetto alla immersione precedente, ed è ancora più importante evitare un profilo a “yo-yo”.

Dopo le dodici ore dall’ultima emersione invece si può considerare completato il rilascio dell’azoto dai tessuti e si può ripartire da zero.

Per pianificare una immersione ripetitiva si deve identificare, sulle Tabelle di immersione, il gruppo di uscita dall’immersione precedente, calcolare il residuo di azoto disciolto nei tessuti e quindi calcolare il tempo di fondo permesso alla profondità prevista per la seconda immersione.

IPOTERMIA

E’ un termine che indica l’abbassamento della temperatura corporea provocato dall’esposizione al freddo ambientale, in cui il nostro corpo raggiunge una temperatura interna  inferiore ai 35°C.

Quando ci riferiamo all’ipotermia, siamo soliti pensare a climi molto freddi e acque gelate.


Purtroppo non è così, perché anche nei mari temperati, se si usa una muta non adeguata, è possibile l’insorgenza di questo problema.


In acqua, la dispersione del calore subisce un incremento notevole; la velocità di dispersione del calore è 26 volte maggiore rispetto all'aria alle medesime condizioni di temperatura.


Ad esempio un uomo in acqua a 20 °C perde calore 26 volte più velocemente rispetto ad un uomo posto in una stanza alla temperatura di 20 °C.


Questo dipende dalla grande capacità termica dell'acqua e quindi dalla sua capacità di sottrarre calore.


Anche il vento e gli indumenti bagnati, possono aumentare la dispersione del calore corporeo.


L’ipotermia si distingue in :

- lieve quando la temperatura corporea è compresa tra 35 e 32,2 °C

- moderata quando è compresa tra 32.2 e 28 °C

- severa quando scende al di sotto di 28 °C


I sintomi dell’ipotermia sono :

  • Inizialmente brividi, aumento della frequenza respiratoria, pallore cutaneo e cianosi labiale.

  • Se non si pone rimedio, successivamente sopraggiungono incapacità nel parlare, rigidità muscolare, alterazione dello stato di coscienza e arresto cardiaco.

L’assideramento e il congelamento sono forme più gravi di ipotermia.


Il trattamento dell’ipotermia prevede di:

  • portare il soggetto in ambiente caldo
  • avvolgerlo con coperte

  • proteggerlo dal vento

  • durante l’immersione subacquea, può essere sufficiente risalire sopra il termoclino per avere una temperatura di sollievo e la riduzione dei sintomi

  • nell’assideramento, in attesa dei soccorsi, è consigliabile somministrare bevande calde, dolci ma non alcolici

  • Nel congelamento bisogna togliere gli indumenti bagnati, asciugare delicatamente senza frizionare e coprire la zona congelata con cotone idrofilo o indumenti di lana, non bucare eventuali vesciche e avvicinare la vittima a fonti di calore.




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